Compulsioni post-traumatiche: quando il trauma porta a un DOC

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Compulsioni post-traumatiche: quando il trauma porta a un DOC

Un esperienza traumatica può dare origine a un repertorio di sintomi di ipervigilanza che mimano quelli ossessivo-compulsivi correlati all’evento traumatico e stressante. Le compulsioni post-traumatiche possono far parte di un quadro di disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

Dopo un’esperienza traumatica, molte persone riferiscono un cambiamento profondo nel modo di percepire se stesse, il mondo e la propria capacità di stare al sicuro.

Non si tratta solo di ricordi intrusivi, incubi o iperattivazione fisiologica. In alcuni casi, il trauma lascia un’eredità meno riconosciuta ma altrettanto invalidante: la comparsa di sintomi ossessivo-compulsivi.

Chi ha vissuto un trauma può iniziare a dubitare di tutto: di aver chiuso la porta; di aver spento il gas; di aver fatto la cosa giusta. Può controllare ripetutamente, tornare sui propri passi, girarsi per strada in continuazione per verificare che nulla di pericoloso stia accadendo.

Questi comportamenti spesso rappresentano un tentativo disperato di ristabilire un senso di controllo dopo che il mondo è diventato improvvisamente imprevedibile.

In questo articolo esploriamo il legame tra trauma, PTSD e sintomi ossessivo-compulsivi.

Tra ipervigilanza e compulsioni post-traumatiche

I sintomi ossessivo-compulsivi sono molto spesso collegati a esperienze traumatiche, soprattutto quando il trauma ha coinvolto una minaccia reale alla sicurezza personale.

Aggressioni per strada, tentativi di furto, intrusioni in casa, episodi di violenza, stalking o anche singoli eventi improvvisi e spaventosi possono lasciare un segno profondo nel modo in cui la mente valuta il pericolo.

Dopo il trauma, il mondo non viene più percepito come prevedibile: ciò che prima era “improbabile” diventa mentalmente possibile in ogni momento.

In questo contesto possono emergere comportamenti che assomigliano al Disturbo Ossessivo-Compulsivo, ma che in realtà rappresentano una risposta post-traumatica.

La persona inizia a guardarsi continuamente alle spalle, a controllare chi cammina dietro di lei, a evitare strade considerate “a rischio”.

In casa può controllare ripetutamente porte, finestre, serrature, allarmi; può verificare più volte le telecamere di sicurezza, rivedere le registrazioni, assicurarsi che nessuno sia entrato.

Ogni piccolo dubbio (“e se avessi lasciato aperto?”, “e se qualcuno fosse entrato mentre dormivo?”) viene vissuto come potenzialmente pericoloso.

Questi comportamenti non nascono da una fissazione irrazionale fine a sé stessa, ma da un sistema di allarme che è rimasto bloccato in modalità emergenza.

Il trauma ha insegnato al cervello che abbassare la guardia può essere fatale, e il controllo diventa l’unico modo per tentare di sentirsi al sicuro.

Col tempo, però, i controlli si moltiplicano, il dubbio non si placa e la sicurezza non arriva mai davvero.

È così che una reazione comprensibile al trauma può trasformarsi in un quadro di sintomi ossessivo-compulsivi post-traumatici, spesso confusi con un DOC “classico”, ma con un’origine e un significato profondamente diversi.

Perché il trauma può generare sintomi ossessivo-compulsivi?

Un’esperienza traumatica può cambiare radicalmente il modo in cui una persona percepisce la sicurezza, il rischio e il controllo.

Le compulsioni post traumatiche possono insorgere per via di esiti traumatici come:

  • Rottura del senso di sicurezza di base: il trauma distrugge l’idea implicita che il mondo sia prevedibile e relativamente sicuro. Dopo un’aggressione, un furto o un’intrusione, la mente impara che il pericolo può arrivare all’improvviso. I sintomi ossessivo-compulsivi nascono come tentativo di prevenire che questo accada di nuovo.
  • Perdita di controllo e bisogno di ripristinarlo: durante il trauma la persona vive un’esperienza di impotenza. I controlli ripetuti (porte, finestre, telecamere, percorsi) rappresentano un modo per recuperare un senso di controllo che è venuto meno, anche se in modo illusorio.
  • Iperattivazione del sistema di allarme: il trauma mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta cronica. L’amigdala segnala pericolo anche in assenza di una minaccia reale, mentre la corteccia prefrontale fatica a “spegnere” l’allarme. Il controllo diventa una risposta automatica all’iperattivazione.
  • Sovrastima del rischio e delle conseguenze: dopo un trauma, il cervello tende a valutare come altamente probabili eventi che in realtà sono rari. Il pensiero “meglio controllare ancora” nasce dalla convinzione che un singolo errore possa avere conseguenze catastrofiche.
  • Difficoltà a tollerare l’incertezza: il trauma rende l’incertezza intollerabile. Non sapere se una porta è davvero chiusa o se qualcuno può entrare diventa emotivamente insostenibile. I rituali di controllo servono a ridurre, anche solo per pochi istanti, questa incertezza.
  • Sfiducia nella propria memoria e percezione: l’esperienza traumatica può minare la fiducia in sé stessi: “se è successo una volta, potrei non accorgermene di nuovo”. Questo porta a dubitare delle proprie azioni e a controllarle ripetutamente.
  • Generalizzazione della minaccia: il pericolo inizialmente legato a un evento specifico si estende ad altri contesti: dalla strada alla casa, dalla notte al giorno, dal fuori al dentro. I controlli si ampliano e diventano pervasivi.
  • Funzione protettiva dei rituali: i comportamenti ossessivo-compulsivi post-traumatici hanno una funzione di protezione percepita. Non sono vissuti come “strani”, ma come necessari per evitare un nuovo trauma, anche se nel tempo finiscono per mantenere la paura.
  • Condizionamento emotivo e apprendimento: se il controllo riduce l’ansia nel breve termine, il cervello lo registra come efficace. Questo rinforzo negativo consolida il comportamento, trasformandolo in una risposta automatica e ripetitiva.
  • Assenza di elaborazione del trauma: quando il trauma non viene elaborato, l’energia emotiva resta “attiva” nel presente. I sintomi ossessivo-compulsivi diventano un modo indiretto per gestire una minaccia che non è mai stata realmente metabolizzata.

Se riconosci in te controlli continui, dubbi persistenti o una sensazione costante di allerta dopo un evento traumatico, è importante sapere che questi sintomi possono essere trattati in modo efficace.

GAM-Medical è una clinica specializzata nella valutazione e nel trattamento dei traumi psicologici e del PTSD.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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