ADHD: perché l’iperemotività non esclude un’intelligenza emotiva elevata

Tempo di lettura: 4 minuti

intelligenza emotiva

Ti capita di vivere le emozioni in modo intenso e di chiederti se questo significhi avere una scarsa intelligenza emotiva?

Molte persone ADHD interpretano l’iperemotività come una prova di “immaturità emotiva” o di incapacità di gestire le emozioni. In questo articolo chiariremo perché questa associazione è fuorviante e perché, nel disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (adhd), l’iperemotività può coesistere con un’intelligenza emotiva adeguata o addirittura elevata.

L’obiettivo di questo articolo è chiarire il funzionamento emotivo nell’ADHD, aiutando a distinguere tra iperemotività e intelligenza emotiva. Una maggiore consapevolezza può essere sostenuta anche attraverso percorsi di psicoeducazione di gruppo ADHD, pensati per comprendere il proprio profilo emotivo e condividere strategie di gestione in un contesto guidato.

ADHD e iperemotività: cosa si intende realmente?

Nel linguaggio comune, il termine iperemotività viene spesso usato per indicare reazioni emotive percepite come eccessive o sproporzionate. In ambito clinico, tuttavia, è più corretto parlare di elevata intensità emotiva e reattività aumentata.

Nell’ADHD, l’iperemotività non riguarda solo emozioni negative come rabbia o frustrazione, ma anche emozioni positive come entusiasmo, coinvolgimento e partecipazione affettiva. Questa caratteristica fa parte del funzionamento neuropsicologico della condizione e non implica automaticamente una scarsa competenza emotiva.

L’iperemotività può manifestarsi attraverso:

  • risposte emotive rapide e intense.
  • difficoltà a modulare l’espressione emotiva nel momento.
  • forte partecipazione affettiva nelle relazioni.
  • oscillazioni emotive più evidenti rispetto alla media.

Comprendere cosa si intende davvero per iperemotività è essenziale per evitare interpretazioni semplificanti e stigmatizzanti.

Secondo la ricerca del 2014 “Emotion dysregulation in attention-deficit/hyperactivity disorder” di Philip Shaw, M.B.B.Ch., Ph.D., Argyris Stringaris, M.D., Ph.D., Joel Nigg, Ph.D., & Ellen Leibenluft, M.D., le difficoltà emotive nell’ADHD riguardano principalmente i processi di regolazione emotiva, non la comprensione delle emozioni in sé. Questo significa che la persona può riconoscere ciò che prova, ma avere più difficoltà a modulare l’intensità, la durata o l’espressione dell’emozione.

Questa distinzione è cruciale. Spesso si confonde la capacità di sentire intensamente con l’incapacità di comprendere o leggere le emozioni. In realtà, nell’ADHD (nota anche come DDAI) questi due livelli possono essere disallineati.

È utile distinguere tra:

  • consapevolezza emotiva, ovvero riconoscere e nominare ciò che si prova;
  • regolazione emotiva, ovvero modulare l’emozione nel tempo e nel contesto;
  • espressione emotiva, cioè il modo in cui l’emozione viene mostrata agli altri.

Una difficoltà nella regolazione non equivale a una carenza di intelligenza emotiva, ma riflette il coinvolgimento dei sistemi attentivi ed esecutivi tipici dell’ADHD.

Che cos’è l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva non coincide con il controllo emotivo o con la calma apparente. In psicologia, questo costrutto descrive la capacità di utilizzare le informazioni emotive in modo adattivo.

Secondo il modello proposto nello studio del 2008 “Emotional intelligence: Theory, findings, and implications” di Mayer J.D. et al., l’intelligenza emotiva comprende diverse abilità, tra cui:

  • riconoscere le proprie emozioni;
  • comprendere le emozioni altrui;
  • attribuire significato agli stati emotivi;
  • integrare le emozioni nel processo decisionale.

Da questa prospettiva, una persona può essere altamente emotiva e, allo stesso tempo, emotivamente competente. Nel disturbo da deficit dell’attenzione-iperattività, l’elevata intensità emotiva può persino facilitare alcune componenti dell’intelligenza emotiva, come l’empatia e la sensibilità interpersonale, soprattutto in contesti relazionali sicuri.

ADHD e intelligenza emotiva elevata: le due dimensioni coesistono?

Secondo la letteratura clinica, la relazione tra ADHD e intelligenza emotiva non è univoca. Alcune persone ADHD mostrano difficoltà in specifici aspetti della regolazione emotiva, ma buone competenze in altre aree emotive.

In particolare, in contesti non giudicanti, possono emergere:

  • empatia marcata, favorita dalla risonanza emotiva;
  • capacità di cogliere segnali emotivi sottili;
  • coinvolgimento autentico nelle relazioni;
  • uso delle emozioni come motore motivazionale.

Questi aspetti vengono spesso trascurati quando l’attenzione è focalizzata esclusivamente sulle reazioni emotive intense. Riconoscere la coesistenza di iperemotività e intelligenza emotiva elevata permette di superare una visione riduttiva del funzionamento emotivo nell’ADHD.

L’iper-emotività ADHD viene spesso fraintesa?

Nella vita quotidiana, l’iperemotività nell’ADHD è spesso interpretata come mancanza di maturità o di autocontrollo. Questo accade perché l’intensità emotiva viene valutata sulla base di norme sociali implicite, che premiano la moderazione visibile più della competenza emotiva interna.

Alcuni fattori che favoriscono questo fraintendimento includono:

  • aspettative sociali rigide sulla “gestione” delle emozioni.
  • scarsa conoscenza clinica dell’ADHD.
  • confusione tra comportamento osservabile e processi interni.
  • attribuzioni morali (“reagisci male”, “sei troppo sensibile”).

Queste letture possono avere un impatto significativo sull’autostima e sull’identità emotiva della persona ADHD, rinforzando l’idea di non essere capace di gestire le proprie emozioni, anche in presenza di buone competenze emotive.

Nel panorama divulgativo sull’ADHD, l’iperemotività viene spesso presentata prevalentemente come una difficoltà da gestire. Alcuni contributi di taglio divulgativo, come Delivered from Distraction di Hallowell pubblicato nel 2005, di E.M. & Ratey J.J., propongono invece una lettura più articolata, in cui l’intensità emotiva viene descritta come una caratteristica ambivalente: potenzialmente fonte di vulnerabilità, ma anche associata a maggiore sensibilità emotiva, empatia e coinvolgimento nelle relazioni.

Questa fonte ha valore divulgativo e narrativo, non scientifico, ma rappresenta uno spunto utile per comprendere come molte persone ADHD percepiscano dall’interno la propria esperienza emotiva. Affiancare questi racconti alla letteratura clinica aiuta a evitare semplificazioni e stereotipi.

iperattività adhd
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Ti riconosci nel funzionamento iper-emotivo adhd?

L’iperemotività nell’ADHD non esclude un’intelligenza emotiva elevata. Al contrario, comprendere la differenza tra intensità emotiva e competenza emotiva permette di leggere in modo più equilibrato il funzionamento emotivo della persona.

GAM Medical, centro ADHD, propone percorsi di psicoeducazione di gruppo per ADHD, rivolti ad adolescenti e adulti, con l’obiettivo di aiutare le persone a comprendere il proprio funzionamento emotivo e a sviluppare strategie di regolazione coerenti con le proprie risorse. Un percorso condiviso può favorire una lettura più consapevole dell’iperemotività e valorizzare le competenze emotive presenti.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://psychiatryonline.org/doi/10.1176/appi.ajp.2013.13070966 
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2277259/ 
  • https://www.researchgate.net/publication/247504346_Emotional_Intelligence_Theory_Findings_and_Implications

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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