Non riesci a rimanere incinta? Potrebbe essere l’ADHD

Tempo di lettura: 4 minuti

Non riesci a rimanere incinta? Potrebbe essere l'ADHD

Non riesci a rimanere incinta? Potrebbe essere l’ADHD. Se sei una donna con ADHD e stai cercando una gravidanza, potresti incontrare alcune difficoltà, soprattutto se non sei trattata.

Non perché l’ADHD impedisca di rimanere incinta di per sé ma per una serie di legami indiretti che possono influire sul corpo.

In questa sede parleremo in particolare della relazione tra ADHD e prolattina.

La prolattina è ormone spesso sottovalutato, ma importante perché quando è alterato può interferire con il ciclo mestruale, l’ovulazione e, di conseguenza, con la fertilità.

Capire questo collegamento può aiutarti a dare un senso a quello che stai vivendo e a individuare i passi giusti da fare, con più consapevolezza e meno frustrazione.

Cos’è la prolattina?

La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello, e ha un ruolo centrale nella regolazione del sistema riproduttivo femminile.

È conosciuta soprattutto per la sua funzione nell’allattamento, perché stimola la produzione di latte dopo il parto, ma in realtà è presente e attiva in tutte le fasi della vita di una donna.

Quando i livelli di prolattina sono equilibrati, contribuisce al corretto funzionamento del ciclo mestruale; quando invece sono troppo alti (condizione chiamata iperprolattinemia), può inibire l’ovulazione, alterare il ciclo o causare amenorrea, rendendo più difficile il concepimento.

Proprio per questo la prolattina è un ormone chiave da considerare quando si parla di fertilità e di difficoltà nel rimanere incinta.


Prolattina e Dopamina: la correlazione indiretta tra ADHD e infertilità

La dopamina e la prolattina hanno una relazione molto stretta e, in un certo senso, “a bilanciere”. La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi anteriore e, anche se è famosa soprattutto per il suo ruolo nell’allattamento, è attiva in molte fasi della vita e partecipa alla regolazione dell’asse riproduttivo.

La dopamina, invece, oltre ad essere un neurotrasmettitore, svolge un ruolo endocrino fondamentale perché rappresenta il principale meccanismo di controllo della prolattina: viene rilasciata da specifiche aree dell’ipotalamo e raggiunge l’ipofisi attraverso un sistema di connessioni vascolari, dove si lega ai recettori D2 delle cellule che producono prolattina (lattotrofi).

Quando la dopamina “aggancia” questi recettori, invia un segnale di inibizione: è come se dicesse all’ipofisi di rallentare o fermare la secrezione di prolattina.

Per questo, in condizioni fisiologiche, si dice che la dopamina agisce come un vero e proprio freno tonico: non si limita a intervenire ogni tanto, ma mantiene costantemente la prolattina sotto controllo.

Se però l’attività dopaminergica diminuisce, oppure se il segnale dopaminergico arriva in modo meno efficace (per esempio per ridotta disponibilità di dopamina o minore sensibilità dei recettori), questo freno si allenta e la prolattina tende ad aumentare, con il rischio di iperprolattinemia.

Al contrario, quando il segnale dopaminergico aumenta o viene potenziato, la prolattina tende a ridursi. Questa dinamica è importante perché la prolattina non è un ormone “neutro”: livelli elevati possono interferire con l’equilibrio dell’asse riproduttivo, influenzando la regolarità del ciclo e i meccanismi ovulatori.

Quindi, riassumendo: più dopamina (o segnale dopaminergico efficace) = prolattina più controllata; meno dopamina (o segnale meno efficace) = prolattina che può salire.

ADHD e prolattina: quale legame?

Ora che abbiamo chiarito come funziona la relazione fisiologica tra dopamina e prolattina, è possibile capire dove si inserisce la correlazione indiretta con l’ADHD.

L’ADHD è infatti frequentemente associato a una disregolazione del sistema dopaminergico, in particolare nei circuiti che regolano attenzione, motivazione e risposta alla ricompensa.

Questa disregolazione non implica necessariamente una “carenza assoluta” di dopamina, piuttosto un funzionamento irregolare del segnale dopaminergico.

La dopamina può essere rilasciata in modo meno efficiente, ricaptata troppo rapidamente o non esercitare pienamente il suo effetto sui recettori.

Dal momento che la dopamina rappresenta il principale freno della prolattina, un sistema dopaminergico che funziona in modo non ottimale può tradursi, in alcune persone, in un controllo meno efficace della secrezione di prolattina.

È proprio qui che si colloca la correlazione indiretta.

Non è l’ADHD in sé a “causare” iperprolattinemia, ma la possibile alterazione dei meccanismi dopaminergici che, a cascata, possono favorire un aumento dei livelli di prolattina.

Alcuni studi hanno infatti osservato che una parte delle persone con ADHD presenta livelli di prolattina più elevati rispetto ai soggetti senza ADHD, anche se questo dato non è universale né costante.

Quando la prolattina risulta elevata, possono emergere effetti sul sistema riproduttivo femminile, come irregolarità del ciclo mestruale, anovulazione, difficoltà di concepimento e riduzione dei livelli di estrogeni. In quest’ottica, l’ADHD può essere considerato un fattore di vulnerabilità indiretta per l’equilibrio ormonale, soprattutto in momenti delicati come la ricerca di una gravidanza o in presenza di altri fattori di stress fisico e psicologico.

È fondamentale però sottolineare che questa correlazione non è diretta né universale: non tutte le donne con ADHD hanno alterazioni della prolattina e non tutte le difficoltà di fertilità in donne ADHD dipendono da questo meccanismo.

Come affrontare l’infertilità da donna ADHD?

È fondamentale chiarirlo ancora una volta: il legame tra ADHD e infertilità non è diretto né universale.

Non tutte le donne ADHD hanno livelli elevati di prolattina, né tutte le difficoltà di concepimento nelle donne ADHD dipendono da questo meccanismo.

Tuttavia, in alcuni casi, la causa dell’infertilità può risiedere proprio in questi aspetti indiretti, spesso non considerati o sottovalutati.

Se sei una donna, sospetti di essere ADHD (o hai già una diagnosi di ADHD) e stai cercando una gravidanza senza riuscirci, può essere utile interrogarsi anche su questo fronte.

Trattare l’ADHD non significa solo intervenire sui sintomi cognitivi e comportamentali, ma può avere effetti più ampi sull’equilibrio generale dell’organismo: una migliore regolazione del sistema dopaminergico può contribuire, in alcune persone, a un miglior controllo della prolattina, mentre la riduzione dello stress cronico — frequente nelle donne ADHD, soprattutto quando si trovano ad affrontare percorsi di infertilità — può avere un impatto positivo sull’asse ormonale e sulla funzione riproduttiva.

Lo stress prolungato, infatti, è già di per sé un fattore che può interferire con l’ovulazione, la regolarità del ciclo e le possibilità di concepimento.

In quest’ottica, affrontare e trattare l’ADHD in modo adeguato non è “accessorio”, ma può diventare parte integrante di un percorso di salute riproduttiva più completo .

Nella nostra clinica GAM-Medical, centro specializzato nella diagnosi e nel trattamento dell’ADHD nell’adulto, seguiamo ogni anno molte donne ADHD e ascoltiamo spesso storie simili: percorsi di ricerca di una gravidanza lunghi e frustranti, risposte poco chiare, sensi di colpa ingiustificati.

Integrare la valutazione dell’ADHD in questi casi può aprire nuove chiavi di lettura e, per alcune donne, rappresentare un passo concreto verso maggiore consapevolezza.


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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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