La gravidanza rappresenta una fase di profonda trasformazione fisica, psicologica e relazionale, capace di modificare in modo significativo il rapporto con il corpo e con il cibo. Quando è presente una bulimia nervosa, attiva o pregressa, questi cambiamenti possono assumere significati diversi e talvolta contrastanti.
In alcune donne la gravidanza si associa a una riduzione dei sintomi, in altre può riattivare vulnerabilità latenti o rendere più complessa la gestione dei comportamenti alimentari, soprattutto in presenza di nausea, vomito e voglie intense.
Gravidanza e sintomi simil bulimici
Durante la gravidanza molte donne sperimentano comportamenti o vissuti che, se osservati fuori contesto, potrebbero ricordare alcuni aspetti della bulimia.
In realtà, nella maggior parte dei casi si tratta di risposte fisiologiche e adattive ai profondi cambiamenti ormonali, metabolici e sensoriali della gestazione, prive della struttura psicopatologica tipica dei disturbi del comportamento alimentare.
Le voglie possono diventare intense, improvvise e difficili da rimandare: portano a mangiare cibi insoliti, “improponibili”, combinazioni nuove o apparentemente incoerenti, a orari non abituali e talvolta in quantità che sorprendono la stessa donna.
A questo si possono aggiungere nausea e vomito, soprattutto nel primo trimestre, che rendono il rapporto con il cibo ancora più complesso e imprevedibile.
Se si guarda solo al comportamento esterno (mangiare molto, perdere il controllo su cosa e quando si mangia, vomitare) il quadro può ricordare la bulimia, ma non lo è.
La differenza fondamentale non sta nel comportamento in sé, bensì nella motivazione, nel significato psicologico e nel vissuto interno. Nella gravidanza fisiologica:
- le voglie non sono guidate da un bisogno di compensare o neutralizzare il cibo
- il vomito non è intenzionale né finalizzato al controllo del peso
- non c’è una paura centrale di ingrassare
- non c’è un ciclo strutturato di abbuffata → colpa → compensazione
Il corpo sta rispondendo a un riassetto profondo dei sistemi ormonali (estrogeni, progesterone, hCG), metabolici e sensoriali. Il comportamento alimentare diventa più flessibile, caotico, meno “controllabile”, ma non disfunzionale.
Bulimia durante la gravidanza
Il quadro è diverso quando la gravidanza si inserisce su una vulnerabilità preesistente, anche non diagnosticata. In presenza di una bulimia nervosa attiva, di una bulimia sottosoglia o di una storia di disturbo del comportamento alimentare, gli stessi fenomeni fisiologici della gravidanza possono assumere un significato psicologico completamente differente.
Le voglie, in questo caso, non vengono vissute come un evento neutro o curioso, ma come una perdita di controllo minacciosa.
Mangiare in modo impulsivo o in grandi quantità può attivare vergogna, colpa intensa e paura per il peso e per il corpo che cambia.
Ciò che nella gravidanza fisiologica è un adattamento, in una persona con vulnerabilità bulimica può diventare il trigger di dinamiche già presenti, come l’alternanza tra controllo e perdita di controllo.
Come la bulimia influenza la gravidanza
La bulimia può influenzare la gravidanza soprattutto quando è presente (anche in forma “sottosoglia”) un pattern di purging: in questo caso, alcuni fenomeni fisiologici tipici della gestazione, in particolare nausea e vomito gravidici, possono risultare più probabili e, soprattutto, più complessi da gestire clinicamente.
L’articolo “Nausea and vomiting of pregnancy in women with bulimia nervosa and eating disorders not otherwise specified” decrive lo studio basato sulla Norwegian Mother and Child Cohort Study (MoBa) (oltre 38.000 donne) ha infatti osservato che le donne con bulimia nervosa con condotte di eliminazione (purging subtype) presentavano probabilità significativamente più elevate di nausea e vomito correlati alla gravidanza rispetto alle donne senza disturbi alimentari.
Un aumento del rischio era presente anche nel gruppo con EDNOS-P (disturbo alimentare non altrimenti specificato con condotte di eliminazione).
Al contrario, nelle donne con bulimia senza condotte di eliminazione non emergeva lo stesso incremento, suggerendo che sia proprio la componente “purging” a essere associata in modo più marcato a nausea/vomito gravidici.
Lo stesso lavoro, però, non ha riscontrato differenze statisticamente significative per l’iperemesi gravidica quando definita in modo severo (ricovero ospedaliero), indicando che l’associazione riguarda soprattutto la frequenza/probabilità di nausea e vomito, non necessariamente le forme più gravi.
Dal punto di vista pratico, questo significa due cose importanti.
La prima è che, in gravidanza, una donna con storia di bulimia con purging può trovarsi più spesso a fronteggiare nausea e vomito, con possibili ricadute su idratazione, regolarità dei pasti e benessere generale.
La seconda è che la sovrapposizione tra vomito “fisiologico” della gravidanza e una storia di vomito autoindotto può creare un’area grigia; non perché il vomito gravidico sia “bulimico”, ma perché può diventare più facile che si attivino pensieri e automatismi già noti (colpa, paura di ingrassare, bisogno di compensare, ciclo controllo–perdita di controllo).
Gli autori discutono anche l’ipotesi che una lunga esposizione al vomito autoindotto possa abbassare la soglia del riflesso del vomito o interagire con fattori neurobiologici/comportamentali, rendendo più probabile vomitare in risposta alla nausea gravidica.
Per questo, lo studio conclude che i clinici dovrebbero considerare lo screening per disturbi alimentari nelle visite prenatali, soprattutto quando nausea e vomito sono significativi.
La gravidanza può migliorare i sintomi bulimici?
In alcune donne la gravidanza può essere associata a un miglioramento (anche marcato) dei sintomi bulimici, almeno temporaneamente.
Un lavoro classico di Lacey e Smith su 20 donne con bulimia nervosa non trattate e normopeso ha osservato che abbuffate e vomito autoindotto diminuivano progressivamente trimestre dopo trimestre.
Entro il terzo trimestre il 75% (15 donne) riferiva di aver interrotto tutti i comportamenti bulimici, e nelle restanti i sintomi risultavano meno severi (Bulimia nervosa. The impact of pregnancy on mother and baby)
Detto questo, lo stesso studio evidenzia anche un punto cruciale: il post-partum (puerperio) è una fase di rischio di ricaduta.
Gli autori riportano che i sintomi tendevano a tornare dopo il parto e che, in quasi metà del campione, l’alimentazione risultava più disturbata dopo la nascita rispetto a prima del concepimento.
In una minoranza, invece, il miglioramento legato alla gravidanza veniva mantenuto: sette donne descrivevano un beneficio stabile e, per cinque, appariva addirittura “curativo” (sempre nel linguaggio e nei limiti dello studio). Cambridge University Press & Assessme
Il miglioramento non è “magico” né garantito, ma può essere favorito da alcuni fattori frequenti in gravidanza:
- Maggiore motivazione protettiva (“non voglio fare del male al bambino”), che può ridurre l’impulso a mettere in atto condotte compensatorie.
- Aumento del monitoraggio sanitario e del contenimento esterno (visite, controlli, routine più strutturate), che può rendere più difficile mantenere segreti e rituali.
- Cambiamento del focus identitario: per alcune donne il corpo smette temporaneamente di essere solo “oggetto estetico” e diventa “corpo-funzione”, con un allentamento della valutazione basata su peso/forma.
- Ristrutturazione delle abitudini: ritmi diversi, attenzione all’alimentazione, supporto del partner/famiglia, riduzione di alcune esposizioni sociali.
Lo stesso studio sottolinea che le preoccupazioni delle donne sul possibile impatto dei comportamenti alimentari sul feto non possono essere “azzerate” sulla base di quei dati, perché nel campione si osservava una frequenza relativamente alta di complicazioni ostetriche e anomalie fetali (con tutti i limiti di numerosità e disegno).
Se stai affrontando una gravidanza o stai cercando di averne una e hai una storia di disturbo del comportamento alimentare, oppure se riconosci sintomi bulimici, anche sfumati o intermittenti, non sei sola e non è necessario aspettare che la situazione peggiori.
La gravidanza e il periodo perinatale sono fasi delicate, in cui un supporto specialistico può fare una differenza concreta per la salute psicologica della madre e per il benessere del bambino.
GAM-Medical è una clinica specializzata nella valutazione e nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, anche in età adulta e nelle fasi di vita più sensibili come la gravidanza e il post-partum.
Rivolgersi a professionisti esperti significa poter parlare in uno spazio sicuro, senza giudizio, e costruire un percorso personalizzato che tenga conto della tua storia, dei tuoi bisogni e del momento che stai vivendo.



