Contenuto verificatoNel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, la memoria non è tanto compromessa in termini di capacità oggettiva, quanto nel modo in cui viene percepita, controllata e messa in discussione.
Le persone con DOC non soffrono di veri e propri deficit mnemonici, ma vivono un continuo senso di incertezza riguardo a ciò che ricordano o non ricordano.
Questo fenomeno si manifesta sia in riferimento a eventi realmente accaduti – con il dubbio di non averli vissuti nel modo “giusto” o completo – sia rispetto a eventi mai avvenuti, che però si impongono alla coscienza sotto forma di immagini, sensazioni o “quasi ricordi” vissuti come plausibili.
La memoria diventa, quindi, un terreno fragile e instabile, sottoposto a ripetute verifiche, revisioni e controlli mentali, che non fanno altro che amplificarne l’inaffidabilità percepita.
Il bisogno ossessivo di certezza, unito all’iperscrutinio cognitivo, porta a un paradosso: più si tenta di ricordare con precisione, più il ricordo si confonde.
Ne deriva un senso costante di dubbio, che alimenta la spirale ossessiva e può sfociare nella costruzione di falsi ricordi o nel timore angosciante di aver dimenticato qualcosa di fondamentale.
Nelle prossime righe capiremo quali sono le principali implicazioni del DOC sulla memoria.
Le funzioni mnemoniche nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, come già accennato, risultano tendenzialmente preservate dal punto di vista neurocognitivo.
Le persone con DOC non presentano infatti deficit strutturali nella memoria, né disturbi neurologici specifici che compromettano la capacità di ricordare.
Tuttavia, ciò che accade è che emergono una serie di fenomeni psicologici e comportamentali che finiscono per intaccare la percezione soggettiva della memoria e la fiducia riposta nei propri ricordi
La memoria viene costantemente messa in discussione, come nei casi di:
In generale, possiamo dire che uno degli aspetti più caratteristici del DOC è la perdita della “sensazione di sapere” (feeling of knowing), ovvero quella sensazione intuitiva che normalmente accompagna un ricordo e ci permette di dire “sì, l’ho fatto” o “no, non l’ho fatto”.
Anche davanti a ricordi autentici, il soggetto non riesce a sentirsi sicuro, perché la percezione soggettiva di certezza non è più accessibile o affidabile.
Questo porta a vivere anche i ricordi reali come dubbi da gestire, piuttosto che certezze da archiviare.
Nel tentativo di compensare l’insicurezza verso la propria memoria, molte persone con DOC cercano rassicurazioni dagli altri (“Sei sicuro che ho chiuso la porta? L’hai visto anche tu?”).
Questo meccanismo può portare a una progressiva delega della fiducia mnemonica, riducendo la percezione di padronanza e controllo sui propri ricordi.
La memoria, così, diventa qualcosa di incerto che va costantemente confermato esternamente.
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Probabilmente, se hai già ricevuto una diagnosi, conosci bene questi meccanismi mentali e ti riconosci nei pattern descritti.
Se invece non hai ancora una diagnosi, ma leggendo questo articolo ti sei detto “ah… potrei tranquillamente essere io”, potrebbe essere il momento giusto per richiedere una valutazione specialistica per il DOC.
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